Santità: Le rivolgo il saluto di benvenuto a nome
della Regione e delle istituzioni dell’Emilia Romagna.
É di grande significato che qui, dove all’inizio
del secondo millennio, la saggia Matilde di Canossa riuscì a fare
incontrare il Papa di Roma Gregorio VII e l’Imperatore Enrico IV,
ponendo le basi per un percorso di pace che segnò il futuro dell’Europa
intera, oggi, nell’immediata vigilia del nuovo millennio, Sua Santità
il Dalai Lama onori questa terra e la nostra Regione, alla quale Ella
giunge, con un messaggio di pace altrettanto strategico e vitale per il
nostro futuro.
Santità: la Sua visita in Italia, la Sua presenza
qui, con noi, oggi, ci fa riflettere sul fatto che quest’anno
ricorrono i 40 anni del Suo esilio dal Tibet; sono un’intera vita
spesa per riaffermare i diritti di un popolo di vivere in pace, secondo
le proprie tradizioni religiose, storiche e culturali.
Come dice la motivazione del Premio Nobel per la Pace
che Le è stato attribuito nel 1989, la vostra battaglia per la
liberazione del Tibet si è coerentemente opposta all’uso della
violenza, perseguendo soluzioni pacifiche, basate sulla tolleranza ed il
reciproco rispetto, portando avanti proposte lungimiranti per la
soluzione dei conflitti internazionali, delle questioni dei diritti
umani e dei problemi della salvaguardia ambientale".
La Sua presenza e il Suo impegno per la pace
attraverso la non violenza fa sì che oggi, per tutti noi, la soluzione
della diaspora del popolo del Tibet abbia assunto il significato di un
sogno che si fa storia. Il Tibet deve diventare una zona di pace che
parla a tutto il mondo, che parla all’Asia, che parla ad un terzo
della popolazione del mondo, capace di migliorare le relazioni fra
grandi paesi come l’India e la Cina, nei quali vivono miliardi di
donne e di uomini alle prese con i problemi più pressanti dello
sviluppo. Questo concetto Lei lo ha espresso e ribadito anche nelle
dichiarazioni di questi giorni, ed io credo che esso contenga in sé una
grande verità per tutti, compresi noi europei che, con la fine della
guerra fredda, a dieci anni dalla caduta del muro di Berlino, dobbiamo
fronteggiare l’esplodere di conflitti locali che da un lato possono
allargarsi e, dall’altro - anche se restano limitati - provocano una
permanente instabilità a fronte della necessità di impegnare risorse
ed energie per lo sviluppo sociale, economico e culturale delle zone
coinvolte. Il messaggio e l’esempio di pace che ci portate, non ci
lascia indifferenti, appunto perché l’affermazione più volte
ribadita che il sentiero della non violenza deve rimanere una questione
di principio, da punto di forza per il riscatto del popolo tibetano può
diventare il nuovo principio regolatore dei conflitti nel mondo. É il
vero antidoto universale delle pulsioni di guerra che ancora travagliano
il paese.
Sono di grande importanza, le Sue dichiarazioni
riguardo alla richiesta di una vera autonomia, tenendo conto anche dei
17 punti dell'accordo di pace del 1951 tra il Governo cinese e quello
tibetano. Sono queste dichiarazioni che costituiscono un’apertura
generosa e positiva che noi, il nostro Governo nazionale e tutti gli
Stati democratici condividono e che ci auguriamo non potrà che
accelerare la ripresa del dialogo con il Governo cinese per affermare
finalmente il giusto diritto del popolo tibetano.
La Cina deve cessare le persecuzioni del popolo
tibetano e ascoltare l’appello di pace e libertà che cresce in tutto
il mondo. Il vostro sguardo rivolto al futuro ci apre il cuore di
speranza e rafforza il vostro e il nostro impegno al vostro fianco.
Così come ha fatto il Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna, così
come hanno fatto i 23 Comuni che hanno inteso conferirLe la Cittadinanza
Onoraria. Da questo punto di vista, desidero sottolineare che l’opera
più che decennale di Stefano Dallari - e di tutti coloro che con lui,
con splendido slancio ideale e un lavoro strenuo hanno realizzato il
sogno della "Casa del Tibet" di Votigno di Canossa e del Museo
- rappresenta un esempio di pace e di dialogo. Ed è un atto di amore e
di passione l’auspicio della Società Matildica, delle istituzioni, di
poter ospitare a Votigno le delegazioni tibetane e cinesi per una
ripresa del dialogo e di trattative preliminari per la soluzione che
tutti auspichiamo. Votigno è un luogo dedicato alla pace, aperto, a
fianco di tutti coloro che sono seriamente interessati alla pace; una
pace vera, non fondata sulla paura e sulla sopraffazione, ma sul
rispetto dei diritti umani; una pace che afferma la cultura del dialogo,
dell'integrazione, della disponibilità, oltre le opposizioni etniche,
religiose ed ideologiche. Ecco perché siamo impegnati al Suo fianco;
siamo impegnati perché si affermi - come ha detto il Segretario
Generale dell’ONU - una cultura nuova nel terzo millennio, non solo
per la protezione dello Stato, ma per la protezione delle persone che
vivono nello Stato.
"Una nuova etica del nuovo millennio si deve
affermare", come Lei ha scritto nel Suo ultimo libro tradotto in
Italia; una nuova etica per una nuova pace deve basarsi su un profondo
senso di sicurezza, fondato sulla reciproca comprensione, sulla
tolleranza nei confronti del punto di vista degli altri e sul rispetto
dei loro diritti; una pace che non può che essere una pace mondiale,
poiché viviamo in una realtà sempre più indipendente, nella quale
deve nascere una coscienza globale, un nuovo umanesimo.
