San Polo d'Enza: Sua
Santità Gyatzo diffonde petali di fiori sulla folla. Si notano
nelle prime file ragazze in costume d'epoca.
(foto: Giacomo Barazzoni)
Il Dalai Lama è oggi la principale autorità
spirituale del Tibet ed è considerato dai milioni di buddisti sparsi in
tutto il mondo emanazione di Cenresing, il Buddha della Compassione.
Fino al momento dell’occupazione cinese del Tibet il Dalai Lama
deteneva anche il pieno potere politico.
Il riconoscimento di Tenzin Gyatzo quale
reincarnazione del precedente XIII Dalai Lama avvenne quando questi
aveva soltanto tre anni e mezzo.
Le
circostanze in cui avvenne tale riconoscimento racchiudono presagi,
ammonizioni e visioni che guidarono i gruppi di Maestri monaci fino a
Takstern, nella provincia dell’Admo, il piccolo villaggio agricolo
dove Tenzin Gyatzo nacque il 6 luglio 1935.
Già poco dopo la morte del XIII Dalai Lama, diversi
presagi caricarono di particolare significato la direzione
nord-orientale.
Un enorme fungo a
forma di stella era spuntato sul pilastro nord orientale del luogo della
sepoltura del defunto Dalai Lama; ripetuti arcobaleni e particolari
cumuli di nubi riempivano il cielo proiettandosi verso nord-est. Nella
stessa direzione si orientò la testa del defunto Dalai Lama. I grandi
Lama giunsero poi ad un lago, sacro per i Tibetani, il Lamo Lhatzo, le
cui acque, dotate di poteri magici, sarebbero in grado di predire il
futuro.
La visione che apparve ai Lama mostrava un grande
monastero dai tetti d’oro e di giada, da cui si dipartiva verso
oriente un sentiero che proseguiva fino ad una abitazione ricoperta da
tegole di color turchese, un cortile, un bambino e un cane pezzato di
color bianco e marrone. La visione si completava con l’apparizione di
tre lettere dell’alfabeto tibetano, che stavano a significare il nome
esatto del luogo e della provincia dove avrebbe dovuto dirigersi la loro
ricerca.
Sotto la guida di questa
visione, la spedizione dei Maestri si diresse verso il monastero Kumbum,
dai tetti d’oro e di giada, così come era apparso nella visione del
Lago Lamo Lhatzo.
Partendo da quel monastero, alcuni dei monaci si
diressero verso un villaggio, dove individuarono un’abitazione dal
tetto color turchese e dove, spacciandosi per mercanti, chiesero
ospitalità.
Un cane pezzato color
bianco e marrone abbaiava in cortile, mentre i monaci furono accolti con
entusiasmo da un bambino che corse loro incontro chiamandoli per nome
pur non avendoli mai visti prima.
Il piccolo rivendicò la proprietà di un rosario che
pendeva dal collo del Lama più anziano e che era appartenuto al
precedente Dalai Lama. Motivo di stupore fra i monaci fu anche il fatto
che il bambino conosceva e parlava correttamente il particolare dialetto
di Lhasa, sede della residenza dei Dalai Lama, in una regione dove tale
lingua era pressoché sconosciuta a tutti.
Il
giorno dopo, al momento della partenza dei Maestri, il bambino cominciò
a piangere, implorando i monaci di portarlo con loro. Smise di piangere
solo quando ottenne dai Maestri la promessa che sarebbero ritornati dopo
poco tempo.
I Maestri tornarono e sottoposero il bambino ad una
serie di prove, i cui esiti favorevoli determinarono finalmente l’effettivo
riconoscimento.
Il piccolo Tenzin
Gyatzo seppe riconoscere in mezzo a copie di pregevole fattura diversi
oggetti appartenuti al tredicesimo Dalai Lama. Tenzin Gyatzo, all’età
di tre anni e mezzo, salutò tranquillamente i genitori e partì insieme
ai Lama, viaggiando per quattro mesi fra gli altipiani del Tibet
settentrionale. Giunto a Lhasa, fu sottoposto ad alcune altre prove e
furono individuati sul suo corpo gli otto segni appartenuti a tutti i
precedenti Dalai Lama.
Da allora Tenzin Gyatzo divenne il supremo capo
spirituale e la suprema guida temporale del Tibet. Si distinse nell’apprendimento
della filosofia buddista e degli insegnamenti dei Maestri di Sutra e di
Tantra, ma volle allargare le sue conoscenze anche alla cultura della
civiltà occidentale.
Quando il 7
ottobre 1950 la Cina occupò il Tibet, Tenzin Gyatzo, all’età di soli
sedici anni si trovò a dover assumere il pieno potere politico,
cercando di mantenere i rapporti diplomatici con i cinesi. Nel marzo del
‘59 il Dalai Lama fu però costretto a fuggire insieme a 100.000
profughi dalle mani dei generali cinesi giunti fino a Lhasa.
Dopo alcune settimane il Dalai Lama trovò asilo
politico in India, dove tuttora vive, svolgendo con impegno costante un’attività
di difesa del suo popolo e di conservazione della cultura tibetana.
Tenzin Gyatzo, che ha seguito costantemente
la pratica della non violenza e ha diffuso un messaggio di
"responsabilità globale" che dovrebbe coinvolgere tutte le
nazioni e i popoli del pianeta, è riconosciuto universalmente come uomo
di pace ed è stato il primo cittadino asiatico ad essere insignito del
Premio Nobel per la Pace nel Dicembre 1989.